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Tengen amava la sua famiglia, e avrebbe sempre messo come sua unica priorità la salute e la felicità delle sue mogli.
Benché sostenesse il contrario davanti a tutte le persone che lo conoscevano, Uzui sapeva di non essere un marito perfetto e di avere un sacco di difetti, ma niente gli avrebbe mai impedito di amare Hinatsuru, Makio e Suma con tutto se stesso.
Avrebbe smosso mari e monti per loro, aveva addirittura sconfitto una Luna Crescente pur di salvarle.
Tuttavia, c'era un qualcosa che lo terrorizzava più di ogni altra cosa al mondo, e che lo portava a desiderare di fuggire lontano o di scavare una fossa e di nascondersi al suo interno.
Non voleva diventare un padre .
Non si trattava di uno stupido capriccio e, in realtà, avrebbe amato avere dei figli… ma ogni volta che si immaginava come una figura paterna, non poteva non pensare alla persona che lo aveva cresciuto e che lo aveva reso un fratricida.
Le sue mani erano sporche del sangue dei suoi fratelli, e Tengen quello non riusciva a dimenticarlo né a sopportarlo.
Come poteva diventare un padre perfetto con un esempio simile?
Era facile dire di sapere come non comportarsi, ma temeva di cadere vittima di errori grossolani e di ferire non solo un bambino innocente, ma anche le sue mogli.
Era terrificante, e avrebbe voluto trovare un modo per superare quei traumi, ma il ricordo di ciò che aveva fatto era sempre lì in agguato a perseguitarlo.
Uzui poteva cercare di fuggire e di nascondersi dietro la sua personalità rumorosa e vistosa, mostrarsi sicuro di sé in ogni occasione, ma quella maschera non sarebbe sempre stata in grado di proteggerlo.
lo sapeva, e temeva il momento nel quale tutto sarebbe caduto a pezzi.
Sperava solo che accadesse il più tardi possibile, ma non sempre i desideri e le aspettative andavano di pari passo con la realtà.
Quella mattina per lui era infatti iniziata in modo normale. Aveva finto di dormire e aveva tenuto le orecchie tese, ascoltando i rumori della casa e dei suoi abitanti.
Era mattina, e Hinatsuru si era già alzata per preparare la colazione per tutti. Tengen poteva infatti sentirla muoversi, canticchiando con le labbra strette un motivetto che, probabilmente, aveva inventato lei stessa.
Sembrava di buonumore, e Tengen non poté non sorridere a sua volta, lasciandosi contagiare dall'umore di Hina.
Accanto a lui vi erano ancora Makio e Suma, ma non stavano dormendo, e Uzui sentì chiaramente sia i sospiri malamente trattenuti di Makio che il rumore oscenamente bagnato delle dita di Suma che si muovevano all'interno del corpo di Makio, con un ritmo lento ma deciso.
Tengen si lasciò percorrere da un brivido, sentendosi subito eccitato alla sola idea di ciò che stava accadendo a neanche un metro da lui.
Non era una novità, ma Uzui si ritrovava ogni volta a provare la stessa eccitazione e curiosità delle prime volte, quando durante i primi mesi del loro matrimonio avevano iniziato a scoprire i loro corpi e ad allontanare qualsiasi tipo di imbarazzo.
Hinatsuru era la personificazione della 'moglie perfetta' . Era gentile e premurosa, brava nei lavori domestici e abbastanza risoluta da essere in grado di puntare i piedi quando qualcosa non andava per il verso giusto.
Makio invece era sempre stata la più dominante caratterialmente. Urlava, imprecava sapeva anche avere una lingua tagliente quando voleva.
Infine Sum, la più giovane tra le tre, e forse anche per quel motivo talvolta risultava infantile oltre che piagnucolona, ma era senza ombra di dubbio la più affettuosa e curiosa.
Era infatti ironico ed eccitante vedere il ruolo di dominante di Makio mutare quando si trovava a letto, soprattutto con Suma che, al contrario, aveva sempre assunto un ruolo attivo, guidata dalla sua curiosità.
«Makio-san… così sveglierai Tengen-sama…» la sentì sussurrare e Makio emise un basso gemito per quelle parole.
Erano entrambe consapevoli che lui era sveglio ma erano solite fingere che non fosse così.
«O forse vuoi che si svegli? E che ti veda in queste condizioni?» domandò Suma.
Uzui sentì il rumore di un basso bacio e il respiro di Makio mozzarsi.
«Vuoi che ti veda bagnata?» insistette la più giovane. «Vuoi che Tengen-sama veda come stai stringendo le mie dita dentro il tuo corpo?»
«S-Suma…»
Per quanto Tengen amasse ascoltarle e immaginare cosa stesse accadendo, non poté trattenersi dal voltarsi verso di loro.
Makio stava nascondendo il viso tra le braccia, le ginocchia affondate sul futon. I fianchi alti, offerti alle attente attenzioni di Suma che spingeva tre dita dentro la sua vagina.
Il rumore bagnato delle dita si era fatto più rapido, e Uzui la sua erezione sobbalzare per l’interesse e gli sfuggì in sospiro, che non sfuggì alle orecchie di Suma.
Le guance della giovane donna erano rosse e i suoi occhi brillarono nel notare lo sguardo di Tengen. Si rivolse di nuovo a Makio, baciandole di nuovo le natiche.
«Makio-san… hai svegliato Tengen-sama, forse dovresti essere punita~» commentò sfilando le dita per poi spingerle di nuovo all’interno del corpo dell’altra donna.
Makio, che probabilmente non si era realmente resa conto del fatto che Tengen fosse realmente sveglio, gemette contro il cuscino, tentando ancora di non emettere dei versi troppo alti.
«Forse dovrebbe essere Tengen-sama a decidere la tua punizione,» proseguì Suma, torcendo il polso per spingere le dita più all’interno del corpo di Makio.
Uzui si leccò le labbra e portò la mano tra le sue gambe, afferrando il cazzo nascosto dallo yukata per iniziare a massaggiarlo senza distogliere lo sguardo.
Quel gioco gli piaceva: Suma non smetteva mai di stupirlo. Come quando aveva bendato Hinatsuru dicendole “Se indovini chi ti sta toccando vinci un premio!”, e Tengen per ‘premiarla’ si era trovato con la faccia affondata tra le gambe di Hina, a leccarla come se non ci fosse un domani.
«Leccala, Suma,» ordinò.
La sua voce fece sobbalzare Makio che, sollevandosi un poco, lo guardò con il viso sudato e rosso, i capelli arruffati per la notte.
«T-Tengen-sama!» la sua voce si spezzò subito per un gemito quando Suma assecondò subito la richiesta di Uzui. Allontanò le dita e spinse il viso tra le natiche di Makio.
Tengen non poteva vedere cosa stava facendo con la lingua, ma poteva immaginarlo dai rumori e dai gemiti che l’altra donna stava emettendo senza più trattenersi.
Erano alti, e Uzui pensò che anche Hinatsuru, pur trovandosi dall’altra parte della casa li avrebbe sentiti. Fu però proprio il rivolgere il suo pensiero ad Hina che portò Tengen a rendersi conto che l’altra sua moglie aveva smesso di canticchiare.
Sentì un rumore diverso provenire da Hinatsuru che non si trovava più in cucina ma in uno dei bagni… stava vomitando.
Uzui non poté non allarmarsi e sedersi subito sul letto, facendo in quel modo sussultare anche Makio e Suma, sorprese dal suo improvviso movimento.
«Tengen-sama?»
«Hina sta di nuovo male,» dichiarò, scattando in piedi. L’eccitazione era ormai dimenticata, sostituita per la preoccupazione per la salute di Hinatsuru.
Da ormai qualche tempo Hina non stava bene. Aveva spesso la nausea e anche se si sforzava di nasconderlo, Tengen si era reso conto di quel cambiamento e non poteva non sentirsi ansioso.
Combattere i demoni era stato facile, ma non sapeva come comportarsi con altri malori che non poteva battere con le sue abilità.
Raggiunse il bagno proprio nel momento in cui Hinatsuru lo stava lasciando, era pallida ma nel vederlo gli rivolse subito un sorriso.
«Ben svegliato, Tengen-sama,» lo accolse.
«Come stai?» chiese subito Uzui, prendendole il viso tra le mani. Hina sorrise socchiudendo gli occhi.
«È solo un po’ di nausea, nulla di grave,» rispose.
«Non è la prima volta. Oggi ti porto alla Casa delle Farfalle, o da qualche altro medico. Non importa da chi,» dichiarò.
«Non… non è necessario!» dichiarò subito lei. «È solo nausea!»
«Hinatsuru-san!» la voce squillante di Suma bloccò qualsiasi tentativo di rifiuto da parte di Hina che si ritrovò travolta dalle braccia dell’altra donna. «Stai morendo? No vero? Non stai morendo?»
«Certo che non sta morendo! Idiota!» esclamò invece Makio, affiancando a sua volta Hinatsuru per poterla sostenere in caso di bisogno.
Avevano entrambe indossato la loro veste da notte e sembravano aver ormai dimenticato l’eccitazione e l’erotismo di qualche momento prima.
«Non sto male, non c’è bisogno di fare tutte queste scene,» le riprese paziente Hina, accarezzando i capelli di Suma per coccolarla e rassicurarla.
«Per sicurezza ti facciamo visita-»
«Hinatsuru-san! Le tue tette sono strane!» esclamò Suma palpando senza alcun pudore il seno dell’altra donna, facendola sobbalzare.
Tengen sospirò e si preparò a sentire le urla di Makio, che era sempre la prima a sgridare Suma in quelle occasioni, ma arrivò una domanda ben diversa.
«… non hai avuto il ciclo questo mese, giusto?» in realtà sembrava più un’affermazione che un quesito, e Tengen sentì chiaramente il cuore di Hinatsuru mancare un battito.
«No…» confermò portandosi istintivamente la mano al ventre, in un gesto che non lasciava spazio ad altre interpretazioni.
Non era una certezza, ma… Tengen sentì comunque la terra mancargli da sotto i piedi e il sangue gelarsi nelle vene. Perché era stato quello il momento che aveva sempre temuto.
«Sei incinta! Davvero?! Che invidia, Hinatsuru-sama!» strillò Suma.
«Non è ancora sicuro! E smettila si urlare, idiota!» gridò a sua volta Makio, ma ad Uzui non sembrò neanche di sentirle. Era rimasto paralizzato, incapace di reagire.
«Tengen-sama? Va tutto bene?» domandò Hinatsuru, rendendosi subito conto dello stato di shock nel quale era caduto Uzui.
Tengen si riscosse e portò lo sguardo altrove, per non guardare le sue mogli.
«Non è sicuro che tu sia davvero incinta,» dichiarò, dando le spalle alle donne. «Andremo da un medico per sicurezza.»
«Non sei felice, Tengen-sama?» chiese Suma confusa.
Uzui non riuscì a rispondere.
Doveva essere felice, sapeva di doverlo essere… ma il timore radicato nel suo animo gli impediva di provare qualsiasi altro sentimento.
Chiuse l’occhio e cercò di calmare il suo respiro che si era fatto all’improvviso più rapido, mentre nella sua testa si ripeteva la domanda che lo aveva perseguitato per tutti quegli anni: “Come posso essere un padre perfetto se non so neanche come si comporta un vero padre?”
Si stava agitando e non era neanche certo che Hinatsuru fosse incinta.
«Tengen-sama?»
Sussultò e riaprendo l’occhio si trovò davanti alle sue mogli che lo guardavano preoccupate.
«Mi dispiace…» ammise. «Dovrei…»
Hinatsuru gli prese la mano e la strinse forte, portandola alla bocca per baciargli le dita.
«Andrà tutto bene,» mormorò Hina «Non devi temere di non essere all’altezza.»
«Come posso?» sussurrò Tengen. «Come faccio a… a essere un padre perfetto?»
Anche Makio si accosto a lui, appoggiando la fronte contro il suo braccio.
«Non hai bisogno di essere un padre perfetto!»
Suma, ben più irruenta delle altre due, gli saltò addosso stringendogli le braccia al collo.
«Devi solo essere il nostro Tengen-sama!» strillò.
«Quello che vuole dire Suma,» riprese Hinatsuru con un sorriso divertito. «È che ti basta essere un buon padre, ed è quello che sarai.»
Tengen faticava a crederci ma non aveva mai dubitato delle sue mogli e… voleva crederci.
Poteva permetterselo?
Chiuse di nuovo l’occhio e dopo quel breve momento, attirò a sé Hinatsuru. Uzui non aveva una risposta e forse solo il tempo gli avrebbe permesso di trovarla.
«Ci proverò,» mormorò Tengen piegando le labbra in un sorriso. «Solo per voi.»
